SAN PIETROBURGO_L'ERMITAGE

San Pietroburgo è stata una piacevole scoperta. Attraversando in autobus il territorio dalla vicina Estonia, si vedono le tracce del regime comunista con gli enormi palazzi grigi, ma poi, arrivati in centro, ci si trova di fronte ad una città che è un perfetto connubio tra l'Europea e la tradizione russa.

Ben visibili i fasti del lungo periodo degli Zar: oro, palazzi lussuosi, chiese traboccanti di decorazioni, cupole affrescate, marmi pregiati e uno dei musei più spettacolari e sfarzosi al mondo: l’Ermitage.


Il Palazzo d’Inverno è museo di sé stesso, oltre che sede di una vasta esposizione di opere d’arte e per visitarlo servono diverse ore, se poi si volesse soffermarsi dettagliatamente a vedere tutta l'esposizione, ci vorrebbero giorni interi. Un po'affollato di turisti ma assolutamente da vedere una volta nella vita, oltre che per la bellissima collezione di quadri, per rendersi conto dello sfarzo e del lusso che gli zar avevano voluto, simbolo del loro potere e della loro magnificenza.

Il corpo principale è il Palazzo d’Inverno, realizzato in stile barocco e completato nel 1762, su progetto dell'architetto italiano Bartolomeo Rastelli e sotto le indicazioni, prima della zarina Anna e poi di Elisabetta che però morì pochi mesi prima di vedere il suo sogno di grandezza realizzato.

Il complesso principale, che ospita buona parte della collezione, è formato, oltre che dal Palazzo d’Inverno, da altri edifici collegati tra di loro: il Piccolo Ermitage, il Nuovo Ermitage, il Gran Ermitage e il teatro, realizzati in epoche successive. Alcune collezioni sono inoltre conservate nel l'ala orientale del Palazzo dello Stato Maggiore, dall’altro lato della grande piazza che ospita al centro la colonna di Alessandro, in ricordo della vittoria contro Napoleone.


L’attuale palazzo d’Inverno fu edificato, a partire dal 1730, adiacente al sito ove sorse l'originario fatto costruire come residenza invernale da Pietro il Grande, il più importante zar della grande Russia Imperiale, nonché fondatore, nel 1703, della città. Il progetto del primo palazzo fu commissionato allo svizzero Domenico Trezzini, architetto che contribuì alla realizzazione della grande capitale russa, così come il suo fondatore l’aveva immaginata, una città che potesse competere con le altre capitali europee come Roma e Parigi che lui stesso aveva visitato, con un palazzo imperiale ispirato alla reggia di Versailles e agli sfarzi delle altre corti, perseguendo la propria politica di occidentalizzazione ed espansione. Pietro il Grande decise infatti di edificare la città nella zona nord ovest, fuori del grande Impero, dichiarando guerra alla Svezia (che vinse) per conquistare l’area e farla diventare avamposto verso i Paesi del Nord e il mar Baltico.

Ai primi anni della fondazione della città risalgono anche la Fortezza di Pietro e Paolo edificata sull’isola delle Lepri, al centro del fiume Neva, nucleo originario della città. Nel 1711, dopo la vittoria contro la Svezia, iniziò anche la costruzione della Grande Prospettiva, che prese poi il nome di Nevsky prospekt (in memoria del grande eroe russo del XIII secolo), arteria principale della città, fulcro di vita mondana, sede di palazzi con residenze, negozi, bar ristoranti, ancor oggi testimonianza di un mondo passato in cui la Russia amava mostrare la propria potenza e magnificenza. La zarina Anna e successivamente Elisabetta, completarono i lavori e resero San Pietroburgo più fastosa e ricca di monumenti che rendono oggi la città un vero e proprio museo a cielo aperto di architettura del XVIII e del XIX secolo. Quando nel 1762 salì al trono, con un colpo di Stato, Caterina II (la Grande), iniziò un’epoca di grande splendore per la città, il cosiddetto "illuminismo russo", o età dell’oro di San Pietroburgo iniziando la collezione d’arte ma anche apportando migliorie alla città. Caterina II fu un “despota illuminato” uno di quei sovrani tiranni, amanti però dell’arte, della musica, della filosofia e promosse la pubblica istruzione.

Caterina II nel 1764 acquistò una raccolta di quadri che comprendeva diversi Rubens, Rembrandt e Van Dyck e che la zarina arricchì negli anni successi. La ricerca di opere e oggetti di valore divenne quasi un’ossessione per Caterina che iniziò così una delle raccolte più imponenti e importanti provenienti da ogni angolo del pianeta.

Nel corso degli anni a seguire il palazzo e i suoi interni furono rimaneggiati, furono aggiunti altri edifici fino ad arrivare alla situazione come la possiamo ancor oggi ammirare in tutto il suo splendore. Verso la fine del 1700, un altro architetto italiano, Giacomo Quarenghi realizzò anche il teatro che fungeva da sala spettacolo privata della famiglia imperiale.

La grande e imponente facciata ha un'estensione di 500 metri, è di colore verde chiaro, con colonne bianche, lo stucco alle finestre, cancelli imponenti in ferro battuto e decorazioni dorate. La facciata principale è visibile dalla grande piazza, mentre la facciata posteriore è visibile dal fiume e dalla riva opposta, segnando il profilo della città.


L'acquila bicipete dei Romanov

La vista del Palazzo d'Inverno dal fiume Neva

Internamente gli spazi sono stati adeguati alle esigenze degli zar che si sono susseguiti. Lo scalone principale è una delle parti assolutamente da vedere. Inizialmente si chiamava scalone degli ambasciatori ed era stato realizzato per impressionare chi arrivava a Palazzo e mostrare la magnificenza, l’opulenza e la forza dell’Impero. Il bianco candido dei gradini e delle sculture marmoree, le pitture al soffitto e l’oro delle decorazioni rendono sicuramente il senso di grandiosità e splendore dell’epoca zarina. Ora si chiama scalone Giordano perché il 6 gennaio di ogni anno la famiglia imperiale lo usava per scendere sul fiume in ricordo del battesimo di Gesù sul fiume Giordano.


Lo scalone Giordano

Attualmente il museo contiene più di 3 milioni di opere suddivisi per epoche, stili e origine e servono parecchie ore per visitarlo. Al piano primo sono visibili i reperti archeologici provenienti da tutta l’area del Mediterraneo, dall’Asia centrale e dal Caucaso. Al secondo piano, dalla sala 207 alla 238, è conservata la collezione d’arte italiana: Leonardo, Raffaello, Giorgione, Tiziano, Botticelli, Caravaggio, Tiepolo, una scultura marmorea di Michelangelo oltre ad altri artisti minori. Sono inoltre presenti opere provenienti dalla Spagna, dall’Olanda tra cui diversi dipinti di Rembrandt, e da ogni parte d’Europa. Passando di sala in sala è possibile ammirare gli interni del Palazzo con i suoi stucchi dorati, le lampade in cristallo, gli arredi in pregiato velluto, mobili in radica, vasi e colonne in malachite, affreschi ispirati alle logge vaticane che Caterina la Grande visitò durante un viaggio a Roma, una sontuosa cappella imperiale, scintillanti gioielli, ornamenti d’oro e quanto di più fastoso si possa immaginare.

Fu l'imperatore Nicola I a trasformare l’Ermitage in un vero museo accessibile al pubblico, facendo costruire il Nuovo Ermitage perché il Palazzo d’Inverno era ancora sede degli zar e nel 1852 fu aperto al pubblico il primo museo della Russia, la cui collezione fu ulteriormente ampliata nel corso del secolo successivo, fino a diventare oggi, una delle raccolte più vaste e importanti del mondo.

Dal 1712 San Pietroburgo divenne capitale dell’Impero sotto la direzione di Pietro il Grande, situazione che cambiò alcune volte nel corso del XVII secolo fino a quando, nel 1918, dopo la Rivoluzione d’ottobre, la capitale fu riportata definitivamente a Mosca, ad opera di Lenin che prese il comando della nazione nel febbraio 1917 dopo l’abdicazione di Nicola II Romanov, ultimo zar di Russia.

Proprio San Pietroburgo, che nel 1914 era stata ribattezzata Pietrogrado, fu scenario della rivolta popolare e della guerra civile che portò alla creazione dell’Unione Sovietica. A spingere molti cittadini a ribellarsi furono l’esasperazione di zar tiranni, l’estrema povertà di una parte della popolazione, la carestia, le disuguaglianze, un’estenuante Guerra Mondiale nella quale la Russia si era schierata contro la Germania con un esercito non sufficientemente equipaggiato e formato quasi esclusivamente da contadini, e i privilegi dell’aristocrazia che per secoli avevano caratterizzato le nazioni europee ma che in altri stati erano già decaduti. Dopo l’abdicazione dell’ultimo dei Romanov, Lenin guidò, nella notte tra il 7 e l’8 novembre 1917, l’assalto al Palazzo d’Inverno, che nel frattempo era diventato sede ufficiale del governo russo provvisorio, formato dai leader rivoluzionari più liberali e da forze della sinistra moderata. Il colpo di inizio dell’assalto fu sparato dall’Incrociatore Aurora, ormeggiato dall’altro lato del fiume, ancora visitabile e una delle attrazioni di San Pietroburgo.


L'incrociatore Aurora ormeggiata sul fiume Neva

Sotto la guida di Lenin i bolscevichi, la sinistra più estrema, presero il controllo di Pietrogrado e iniziò una guerra civile contro le forze rimaste fedeli allo zar che tentarono, invano, di impedire la rivoluzione comunista.

La guerra civile durò fino all’ottobre 1922 quando Lenin lasciò il comando a Josif Stalin e, durante quegli anni, San Pietroburgo fu molto provata ed entrò in un periodo di decadenza politica e culturale. Ma il trasferimento della capitale a Mosca e l’abbandono della città da parte del nuovo governo, fecero in modo che la città non subisse le trasformazioni urbanistiche e architettoniche del regime comunista e il centro della città conservò i suoi magnifici e opulenti palazzi, le chiese e i monumenti, consegnando a noi oggi tutto lo splendore dei secoli passati.

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